sabato 1 dicembre 2007

Sirene... Nell'antichità



Come la cara Susanna mi ha ricordato, nel post di ieri ho dimenticato di menzionare le Sirene! e non perchè mi stiano antipatiche ma perchè, be', ho la testa un po' tra le nuvole!
Ma ecco qualche bel post su di loro, diviso un po' per argomenti per facilitarne la lettura.

Mentre ch'io parlo, la nave alata veleggia;
ed ecco qual nebbia lontana
i lidi delle Sirene sorgere su dal mare...
Il vento cessato: nel cielo
gran quiete; nel mare in silenzio
il moto dell'onda ristagna:
certo un demonio perverso
ha l'aria calmata, il mar levigato e assonnato...
Caduto il vento, dormono i flutti in bonaccia.


L'origine delle sirene è molto antica. Già nel 1000 a.c. si tratta di sirene nella loro prima accezione, come creature metà donna e metà uccello, con artigli, grossi seni e viso di donna. Questa fisionomia si associa maggiormente al canto, di cui erano tipiche, in quanto il canto è tipico degli uccelli,non dei pesci. Il loro nome deriverebbe da una radice sanscrita (svar=cielo) legata al significato di “splendore” (e quindi “attrazione”) oppure, secondo altri etimologi dalla base semitica “sjr", che vuol dire cantare.

Questa tradizione è tipicamente greca, ed indica più propriamente le arpie, figlie di Acheloo e Mnemosine, o Calliope, o Tersicore. Secondo il mito, furono trasformate in tal modo da Demetra per poter cercare Persefone rapita da Plutone (o per punizione per non aver saputo evitare il ratto) o "secondo altri" furono trasformate dalle Muse poiché battute nel canto.

Un'altra leggenda narra che Ercole staccò il corno ad Acheloo, il dio con corna e con la coda di serpente. Dalla ferita caddero dodici gocce (un'altra versione parla di sei) e da quelle gocce vennero fuori le prime sirene…
Le Sirene sono menzionate per la prima volta da Omero. Nel poema sono due mentre altri autori posteriori ne ricordano quattro: Telete, Redne, Molpe e Telsiope, oppure tre: Pisinoe, Aglaope e Telsiope, conosciute anche coi nomi di Partenope, Leucosia e Ligia.

Esse affascianvano i marinai con il loro soave canto, che così erano indotti a schiantarsi sugli scogli deve vivenano. Questi sono identificati con gli scogli di Li Galli, a sud della penisola sorrentina. Pochi fortunati sfuggirono alle grinfie delle sirene, e più precisamente solo due navi: la nave di Ulisse in ritorno ad Itaca e la nave degli Argonauti.
L'eroe di Itaca riuscì a sfuggire grazie ad un consiglio della maga Circe, tappando le orecchie dei suoi compagni con la cera e facendosi legare all'albero maestro per poter udire il loro canto.
Per gli Argonauti la salvezza arrivò grazie ad Orfeo, che le battè nel canto. Sconfitte, le sirene si gettarono in mare e si tramutarono in sassi.

Si dice che il canto delle sirene rendesse i marinai che l'avevano ascoltato più saggi a causa della loro omniscienza, e che il loro canto potesse addirittura fermare i venti.

Con il medioevo( precisamente del Liber Monstrorum ) le sirene assunsero l'aspetto odierno, di creature metà donna metà pesce, perdendo con l'aspetto la crudeltà e la cattiveria che le caratterizzavano. Divennero così bellissime creature, dolci e leggiadre, di cui l'uomo perdutamente si innamorava.

Come si è passati dalla donna uccello alla donna pesce continua a rimanere un mistero. Alcuni lo considerano un errore di trascrizione dal latino 'pennis' (penne, piume) a 'pinnis' (pinne).
Altri ipotizzano che il mito si sia trasformato quando, nascendo in posti lontani dalla costa, si è trasferito sul mare.

Nel folklore nordeuropeo la figura delle sirene (mermaids) ha avuto larga diffusione, e oltre alle figure femminili vengono rappresentati sireni/tritoni (mermen).




1 commento:

Susanna ha detto...

....SCHERZAVO!!!!